Chiese e oratori a Crespellano

sansavino
 
 
In questo articolo puoi trovare informazioni sulle chiese e gli oratori presenti sul territorio di Crespellano.
 
 
 
 
 
 
 
Chiesa di San Savino Vescovo e Martire di Crespellano
 
La Chiesa di San Savino era in epoca medievale la “Chiesa della Rocca”, officiata da un cappellano per le milizie e gli abitanti del Castello. A seguito della distruzione della Rocca, la sede parrocchiale fu trasferita nel centro abitato (di fronte a Palazzo Garagnani) nel tardo Cinquecento, quando si presentava come una sobria costruzione con facciata a capanna, tetto a spioventi e campanile situato a nord, sul lato opposto rispetto all'attuale dove invece è segnalata la presenza del cimitero. Intorno alla metà dell’Ottocento una nuova facciata rendeva più monumentale l'edificio e il campanile si trovava nella posizione attuale.
 
All'interno si trovano: sull'altar maggiore una pala con la Madonna tra i Santi Savino e Antonio Abate; lungo la navata, dalla parte del Vangelo, l'altare di Santa Apollonia, presso il quale vi è la sepoltura della famiglia Lenzarini proprietaria dell'altare, con l'immagine della Santa tra S. Petronio e S. Antonio (tuttora conservata) e l'altare del Crocifisso. Dal lato dell'Epistola due altari dedicati alla Madonna: quello della B.V. del Rosario con l'immagine scolpita della Vergine circondata dai quindici Misteri e l'altare dell'Addolorata con la statua di Maria trafitta da sette spade. Nel 1756 furono intrapresi lavori di ristrutturazione che ampliarono la struttura.
 
Alla nuova chiesa mancavano però l'abside, progettata dall’architetto Angelo Venturoli, e un nuovo campanile: i lavori per la torre campanaria, di Gaetano Scandellari, si protrassero dal giugno del 1815 all'agosto dell'anno successivo e venne demolito il "torraccio comunale" (della porta a meridione), i cui materiali furono impiegati nella costruzione del nuovo campanile.
 
La somma raccolta grazie alle offerte dei Crespellanesi permise anche la fusione di quattro ben grosse ed armoniche campane al posto delle tre già esistenti. Tuttavia, il campanile ebbe presto bisogno di restauri. Altri interventi si ritennero necessari nel 1902, quando un'infiltrazione d'acqua minacciò ancora la copertura del campanile e la guglia.
Internamente si può osservare nella zona dell'abside l'icona con San Savino sormontata da un rilievo in gesso con l'Eterno e gli
 
Angeli recanti gli emblemi del Vescovo Martire. Lo spazio è articolato in quattro cappelle che affiancano la navata: sono menzionate in particolare la cappella del Rosario e quella del Crocifisso con opere ricondotte rispettivamente allo Scandellari (la B.V. del Rosario) e all'Algardi o alla sua scuola (il Crocifisso ligneo).
 
A proposito delle pitture conservate nella chiesa, al 1896 risale la decorazione pittorica dei muri interni della chiesa ad opera di Giovan Battista Baldi. Sull'altare maggiore un quadro rappresentante San Savino Vescovo e Martire del Guardassoni fu donato dalla moglie di Giuseppe Masetti unitamente alla statua dell’Addolorata per l’altare medesimo. Nel 1846 era stata donata dalla popolazione la statua con San Luigi. Quattro anni prima, era stata eretta la Via Crucis.
 
Al 1910 risale invece la grotta in marmi nel secondo altare a sinistra della Madonna di Lourdes, donata dal conte Tomaso Garagnani. In tempi più vicini a noi la chiesa e la canonica sono state interessate da lavori ai coperti di entrambe le strutture e, recentemente, è stata ampliata la capienza della chiesa spostando la sagrestia e trasformando lo spazio che prima occupava nell'ala laterale al fianco destro (guardando l'altare) dell'altare maggiore.
 
Antica Chiesa di Savino di Crespellano
 
Sita a breve distanza da Crespellano su un colle ameno, è l'antica sede parrocchiale di Crespellano prima del trasferimento della stessa nella chiesa del Castello. La costruzione dell’edificio risale al 752. Annesso all'edificio era anche il cimitero dato perpetuamente in enfiteusi alla nobilissima casa de' Conti Marescotti, così come ricorda la lapide posta internamente sopra l'ingresso.
Nella chiesa aveva inoltre sede la Congregazione della B.V. del Carmine e nel giorno della ricorrenza i Crespellanesi accorrevano numerosi alla chiesa, nei confronti della quale, nutrivano un forte attaccamento. Tuttavia la chiesa era divenuta piccola e incomoda alla maggior parte de' parrocchiani, fu quindi trasportata nel centro abitato di Crespellano all’inizio del Cinquecento.
Ancora nel 1591 è definita "diruta": è forse ai lavori di restauro intrapresi pochi anni dopo che L'iscrizione riportata alla luce su un pilastro laterale della chiesa, in cui compare la data 4 aprile 1605, si riferisce ai lavori di restauro intrapresi, mentre a metà Ottocento si presenta come un edificio "a travatura, tre altari senza cappelle.
 
Chiesa di Santa Maria Nascente di Pragatto

Sebbene non vi siano notizie certe circa le sue origini, si tratta di un edificio anteriore alla metà del XII secolo, giuspatronato dei monaci di San Pietro di Modena. Fin dalle origini, la chiesa dipese dalla pieve di San Lorenzo in Collina. Quando nel 1573 la chiesa di Santo Stefano di Bazzano fu eretta plebana, Santa Maria Nascente passò sotto le sue dipendenze. Per quel che concerne il giuspatronato, dal 1461 passò alla famiglia Aldrovandi, che ancora lo deteneva alla fine del Settecento. Alla metà dell'Ottocento sia la chiesa che il diritto di nomina appartengono ai parrocchiani. L'edificio è stato restaurato più volte: internamente vede la presenza di cinque altari dedicati rispettivamente: dal lato dell'Epistola alla B. V. del Rosario e al Crocifisso, dal lato del Vangelo ai Santi Lorenzo, Filippo Neri e alla B. V. della Cintura. L'edificio, all'interno, si presenta come uno spazio a navata unica con cappelle laterali. La zona presbiteriale è caratterizzata dalla presenza di quattro colonne libere, delle quali due a sostegno dell'arcone che introduce al presbiterio e due sul fondo. Le cappelle laterali sono ritmate dai confessionali lignei, incassati nelle porzioni murarie tra le cappelle stesse. La chiesa conserva la pala d'altare dipinta da Gaetano Gandolfi nel 1774 con i Santi Agostino e Monica; sull'altar maggiore si trova un dipinto con la Nascita di Maria eseguito da Ercole Graziani (1688-1765). Il campanile a fine Seicento presentava una guglia piramidale, mentre nei secoli successivi fu più volte danneggiato e riparato: colpito da un fulmine nel 1788, venne coperto da una nuova cuspide ottagonale, che fu a sua volta danneggiata da un fulmine nel 1842 e ricostruita due anni dopo. Nel 1929 la guglia fu nuovamente atterrata in seguito ai danni riportati durante il terremoto: dal 1933 iniziarono i lavori di costruzione della nuova torre campanaria, rimasta poi incompiuta a causa dello scoppio della guerra.

Santuario della Beata Vergine di Passavia a Crespellano

In origine vi si trovava un’immagine mariana, su carta, esposta alla venerazione dei fedeli in una nicchia di legno appesa a una quercia. La sacra immagine era giunta da Passavia (Passau), in Baviera, dove nell'incendio della città avvenuto nel 1662 la chiesa nella quale si venerava era bruciata completamente, ma l'icona era rimasta intatta. Monsignor Pietro Bargellini, Arcivescovo di Tebe e Nunzio Apostolico della Santa Sede in Germania, portò a Pragatto una copia della miracolosa immagine e ne fece dono al sacerdote, don Giacomo Lanzarini. Costui donò alla Chiesa di Pragatto il pezzo di terreno in cui si trovava la quercia alla quale era stata appesa la sacra immagine, affinche' venisse fatta costruire una cappella dedicata alla Madonna di Passavia. Il luogo era già destinato al culto e meta di pellegrinaggi, tanto che nel 1670 si provvide all'edificazione dell’oratorio della B. Vergine della Provvidenza avvalendosi delle elemosine dei fedeli. Si trattava di un luogo di culto edificato con grandiosità a forma di Chiesa con magnifica cupola demolita nel 1715. A quel tempo il giuspatronato era esercitato dalla Famiglia Aldrovandi Marescotti. Nel 1837 l'edificio fu portato a termine su progetto dell'architetto Angelo Venturoli. L'edificio si presenta con un interno elegante e luminoso, dall'impianto a croce greca coperto da una cupola, lo spazio ritmato da lesene ioniche e profilato da cornici a dentelli. Gli altari laterali recano due pale dedicate a San Giuseppe dal lato del Vangelo (a sinistra) e a Sant'Anna dal lato dell'Epistola. Oltre alla Madre della Vergine Maria vi compaiono Santa Liberata e Santa Cristina. Quest'ultima potrebbe ricordare l'antica presenza in Pragatto della chiesa dedicata appunto a Santa Cristina, documentata sin dal tardo Duecento e appartenente alla Congregazione di San Lorenzo in Collina, non più esistente già ai tempi del Calindri. Sull'altare maggiore, entro una ricca ancona fiancheggiata da due angeli e sormontata da un tralcio vegetale, si trova la sacra immagine della Madonna di Passavia. Essa consiste in una copia su carta dell'immagine venerata a Passau. Quest'ultima, un dipinto che rappresenta la Madonna col Bambino, è a sua volta una copia dell'originale cinquecentesco eseguito da Lukas Cranach e conservato presso il duomo di Innsbruck. L'immagine creata da Cranach rappresenta l'iconografia cosiddetta di Mariahilf, Maria dell'Aiuto, alla quale il santuario di Pragatto è dedicato sotto il titolo di "Auxilium Christianorum". Sempre nella zona presbiteriale e sotto l'Immagine di Passavia, un rilievo rappresentante una figura maschile in preghiera davanti a un albero ricorda l'origine di questo edificio e del culto ad esso legato.
 
Chiesa di San Nicolò di Calcara
 
La chiesa avrebbe origini anteriori al XIII secolo, periodo in cui l'edificio aveva dimensioni assai più ridotte delle attuali e vedeva la presenza del fonte battesimale, documentata ancor prima del XVI secolo.
Intorno al ‘600 si innalza il campanile, mentre nel 1883 venne inaugurato il nuovo campanile. All’inizio del '700 fu intrapresa la ricostruzione della chiesa, innalzata la copertura (a volte) dell'edificio e aggiunti due corpi laterali per le cappelle. All'inizio del secolo successivo fu spostato il cimitero dal lato sud, dove si trovava, al lato nord e ampliata la navata meridionale.
Nella metà dell’Ottocento, la chiesa ospita cinque altari compreso il maggiore sul quale è posta l'immagine settecentesca del Santo titolare; gli altri quattro sono dedicati al SS. Crocifisso (su questo si trova il dipinto con la Crocifissione e Santi), a San Domenico, alla B.V. del Rosario (con la pala dei Misteri che afferma essere stata dipinta dal Cesi). L'ultimo altare e' consacrato a reliquie di Santi ed a luogo di quadro evvi un Nicchio ove sono elegantemente disposte in ricca teca.
I due altari di San Domenico e dei Misteri del Rosario spettano al Sig. Conte Turrini. La Pala del Rosario fu eseguita da Bartolomeo Cesi nel 1610 per Domenico Turrini, mentre il dipinto con San Domenico fu donato alla chiesa nel 1837 dal conte Luigi Turrini. (Bertusi). La notizia appare confermata dal restauro a cui il dipinto è stato sottoposto alcuni anni fa che ha evidenziato, nel riquadro centrale della parte inferiore, la presenza delle lettere "D" "T", le iniziali del committente Domenico Turrini, nonche' del gallo, lo stemma della famiglia. Ai lati del riquadro centrale sono dipinte le immagini dei Santi Maria Maddalena e Carlo Borromeo. I dipinti che ornano la chiesa di Calcara ricoprono un arco di tempo compreso indicativamente tra il tardo Cinquecento e la metà del Settecento.
La pala con la Crocifissione fu eseguita per la chiesa di Calcara, come dimostra la presenza di San Nicola, vescovo di Mira, ai piedi della Croce. L'impostazione del dipinto è tardo cinquecentesca.
Quando nel Settecento venne dipinta la nuova immagine del Santo titolare per l'altare maggiore, il San Nicola della Crocifissione fu ridipinto e trasformato in un San Biagio, San Girolamo in Sant'Andrea e davanti fu dipinta l'immagine di San Giovanni Battista.
Il recente restauro (1995) ha restituito alla pala, ora posta sull'altare maggiore, il suo aspetto originario liberandola dalle ridipinture.
Sempre al tardo Cinquecento risale un altro dipinto della Chiesa di Calcara, la Madonna col Bambino e San Giovannino del pittore Ercole Procaccini.
L'altare di San Nicola, dipinto entro i primi trent'anni del XVIII secolo, è stato restaurato di recente.
Il quadro con San Domenico mostra, oltre al Santo, le figure della Madonna e di Gesù Cristo.
Il dipinto è stato donato alla chiesa dal conte Lucio Turrini nel 1837. Dal 1512 il giuspatronato sulla chiesa di Calcara spettava ai Canonici Lateranensi di Monteveglio. Con la soppressione del loro Ordine a fine Settecento passò alla Mensa Arcivescovile fino al 1816, quando fu acquisito dalla famiglia Turrini Rossi che lo esercitò fino al 1879. Il giuspatronato ritornò alla Mensa Arcivescovile che tuttora lo esercita.
L'ultima ricostruzione della chiesa risale all'inizio del secolo scorso.

Oratorio di San Rocco
 
Un tempo situato all'interno del Castello di Crespellano, il complesso è composto dalla chiesa e dall'attiguo oratorio dedicati a San Rocco. E’ stato edificato nel 1468, anno cui risale anche l'istituzione presso la chiesa della Compagnia di San Rocco e San Sebastiano con finalità assistenziali e ospedaliere. La chiesa e l'oratorio accolsero la Compagnia fino alla soppressione napoleonica, poi dal Santissimo fino agli anni anteriori all'ultima guerra. Nel 1790 l'oratorio fu trasferito a fianco della chiesa, al piano terra, mentre la chiesa fu oggetto di ristrutturazioni.
A seguito della spoliazione napoleonica, nel 1799 il complesso fu acquistato da Giuseppe e Francesco Garagnani di Crespellano, che ne conservarono la destinazione religiosa destinando l'oratorio a primitiva cappella mortuaria della famiglia. A seguito delle mutate disposizioni legislative, nel 1909 fu eretta un'ulteriore cappella mortuaria ad Ovest dell'oratorio, che ha accolto le salme della famiglia Garagnani fino al 1992.
La chiesa presenta una navata unica, coperta da una volta impostata su pilastri decorati da capitelli di ordine composito. Sull'altare maggiore è raffigurata un' Immacolata Concezione con intorno i Santi cosiddetti della peste: San Rocco, San Carlo Borromeo e San Sebastiano. Ai lati dell'altare, apposite nicchie celano le reliquie di 118 Santi.
Sul lato sinistro si può osservare un altare decorato da due tele: quella in alto rappresenta i Santi Lucia, Giuseppe, Antonio Abate e Vincenzo Ferrer, quella in basso raffigura una Madonna col Bambino esposta in modo da ricordare la Madonna di San Luca. Sul retro reca iscrizioni che ricordano quando fu esposta nella chiesa parrocchiale dall'epoca del terremoto del 1929 fino al 1934. Nell'oratorio si trovano una tela raffigurante San Rocco, copia di un dipinto di Ludovico Carracci, e un'altra con la Sacra Famiglia e Santi firmata da Pietro Ercole Fava, Principe dell'Accademia Clementina.
 
Oratorio di San Francesco in Confortino
 
Edificato per volontà di Confortino Conforti, da cui prende il nome, l’Oratorio testimonia in modo significativo la diffusione del culto del Santo di Assisi nelle nostre campagne durante il XIII secolo: sorge infatti nel luogo in cui San Francesco si fermò a predicare. Pochi anni dopo, all'inizio del nuovo secolo (1303), il figlio del Conforti, nel suo stesso testamento, dispose che vi fosse costruito anche un convento destinato ad accogliere i frati: la chiesa e i terreni circostanti divennero così proprietà dei Padri Minori Conventuali di San Francesco. Alla fine del Settecento la proprietà fu acquistata dal marchese Bovio. Intorno alla metà del secolo successivo il giuspatronato passò poi ai marchesi Rusconi di Bologna, che dovevano provvedere alla manutenzione della chiesa, delle suppellettili e al mantenimento del sacerdote custode che vi officiava e del campanaro. Offrire un servizio liturgico a chi abitava lontano dalle rispettive sedi parrocchiali era dunque uno dei compiti principali svolti dall'oratorio di San Francesco in virtù della sua posizione "di confine". Mentre oggi la struttura conventuale appare assai modificata, la chiesa mantiene ben riconoscibile la sua facies tardo duecentesca: si presenta come un edificio assai sobrio, in laterizio, con facciata a capanna aperta da un portale ogivale profilato da mattoni, da una cornice ornata da un motivo "a punta di diamante" e sormontato da un finto protiro. In alto si apre un oculo contornato da cornici concentriche in laterizio e da un elegante tralcio fitomorfo in cotto, unico elemento decorativo del complesso. Lungo il lato meridionale si aprono due grandi finestre ogivali mentre il lato settentrionale ne vede una sola. Danneggiata durante l'ultima guerra, le pareti della chiesa mostrano i segni di aperture tamponate e interventi di reintegro. Sempre a nord, a ridosso del corpo della chiesa, si eleva il campanile, sobria struttura in laterizio a pianta quadrata. Internamente lo spazio si apre in un'unica navata, coperta da un tetto a capriate lignee, culminante in fondo nell'abside a pianta rettangolare. Nel giugno 2009 si sono conclusi i restauri che hanno interessato l’intero edificio e la pala lignea dell’altare maggiore, i quali hanno permesso di portare alla luce significativi elementi di cui non si conosceva l’esistenza, come i frammenti di affreschi sul lato Nord prima nascosti sotto le opere già collocate nelle grandi cornici della parete, ora rimosse. Si tratta di lacerti databili a fasi differenti della storia dell’edificio, che lasciano pensare al fatto che esso fosse in buona parte affrescato in epoche prossime alla sua fondazione: il primo sulla sinistra, entrando dalla porta principale, mostra ciò che resta di una figura maschile recante un libro, obliterata dalla cornice successiva. L’immagine, che era stata scialbata da uno strato di calce e nascosta sotto la tela col Sant’Antonio da Padova ora posta nella parete di fronte, è riconducibile a una fase di XIV secolo. L’affresco dell’altare successivo, centinato e inserito nella grande anco-na di gusto neoclassico, non era stato scialbato, ma è emerso spostando la riproduzione fotografica della Crocifissione, il cui originale è nella Parrocchiale di Anzola, che prima vi si trovava. Il frammento giunto sino a noi mostra l’iconografia del Cristo sorretto dagli Angeli ed è databile alla seconda metà del XV secolo. Sull’altare maggiore si trova una Sacra Conversazione (ovvero una Madonna col Bambino e Santi) di impianto cinquecentesco dipinta su tavola lignea. E’ documentata in situ dalla fine del XVIII secolo. Recenti studi riconducono l’opera al pittore Innocenzo Francucci, detto Innocenzo a Imola, sulla base della documentazione e degli esiti del restauro, riconoscendo in essa un dipinto dell’artista emiliano prima ritenuto disperso. A questo proposito si veda: S. Rubini, La Chiesa di San Francesco in Confortino, Vignola 2009.
 
Oratorio della Beata Vergine Assunta
 
Poche sono le informazioni circa le sue origini: l'oratorio è infatti citato nell'inventario compilato in occasione della visita pastorale del 1857 come proprietà della Famiglia Masetti. Edificato nel 1822, era destinato a luogo di sepoltura della famiglia e accoglieva la celebrazione della messa una volta all'anno. Alla fine dell'Ottocento, l’oratorio passò per successione alla Famiglia Bortolotti, e da questa ai Bettocchi, che tuttora ne sono proprietari e fautori del restauro del 1952. La facciata, originariamente rivolta a levante, venne spostata a ponente e fu aggiunto il portico. Sul lato che costeggia la strada è ancora visibile l'originario ingresso, oggi tamponato.
 
Oratorio della SS. Trinità di Pragatto
 
Nato come cappella del cimitero di Pragatto tra il 1825 e il 1827, l’oratorio sorge in posizione panoramica di fronte alla Chiesa di Santa Maria Nascente. Nello stesso 1825 venne istituita anche la Compagnia del SS. Sacramento, che vi ebbe sede, sotto gli auspici della SS. Trinità. Sebbene oggi necessiti di restauri, l'oratorio conserva l'eleganza della sua struttura, caratterizzata da un corpo centrale aperto da un grande arco che inquadra il portale e da un loggiato aperto da tre arcate per ciascun lato.
 
Oratorio di San Michele in Sorbetolo a Pragatto
 
Le sue origini sono antichissime, probabilmente intorno alla metà dell’XI secolo, così come la sua funzione di parrocchia. Anticamente fu soggetto ai monaci benedettini di San Pietro di Modena, per poi risultare alle dipendenze della Pieve di San Lorenzo in Collina e, dal 1419,  unita alla Chiesa di Santa Maria Nascente di Pragatto.
Nel 1464 il giuspatronato spettò alla Famiglia Aldrovandi, mentre da documenti del 1551 appare che la chiesa e il terreno circostante furono concessi in enfiteusi a Gaspare de' Cattanei,  investito del dovere di rifare la copertura e riparare l'oratorio. La proprietà, che comprendeva anche la Torre, rimase ai Cattanei, che l'avevano edificata fino al Seicento: l'ultima discendente, Pantasilea Cattanei, morendo lasciò i suoi possedimenti al nipote Giovanni Calderini e ai suoi figli. Alla fine del Seicento la proprietà ritornò ai Cattanei, che la mantennero fino agli anni trenta del secolo successivo quando passò ai Padri di San Giovanni in Monte.
In età napoleonica la proprietà passò agli Stagni, che provvidero ai restauri della chiesa. Originariamente l'edificio doveva presentarsi con dimensioni ridotte rispetto alle attuali, ma sempre orientato con l'asse longitudinale in direzione Est-Ovest. La chiesa fu rialzata, a testimoniarlo un'interessante pittura murale, forse cinquecentesca, che decorava l'altare dell'antica chiesa. In essa sono rappresentati, la Madonna in trono col Bambino e i Santi Michele e Francesco. La pittura su muro si presenta a metà, a conferma che l'antica chiesa di San Michele era più bassa dell'attuale.
Ora si presenta come una struttura ad aula unica, coperta da volta ribassata, internamente decorata da finte modanature a tromp-l'oeil. Sul lato lungo, a meridione, si trovano le due finestre. L'abside, introdotta da un arco a tutto sesto, presenta due aperture che conducono, sulla sinistra, ai locali della sagrestia e a destra al campanile, una struttura a pianta quadrata posta parzialmente a ridosso del corpo della chiesa, che custodisce due campane in lega d'argento.
Ancora oggi l'oratorio appartiene agli Stagni, che stanno provvedendo al consolidamento dell'antica struttura, permettendole così di sopravvivere nel futuro.

Oratorio di San Michele Arcangelo di Calcara
 
Prima dell'attuale oratorio, di origine tardo seicentesca, ne esisteva uno più antico di proprietà dei Tanari segnalato dalle visite pastorali del tardo Cinquecento, da cui risulta che ancora non era stata posta all'esterno la statua di San Michele Arcangelo. Intorno alla metà dell' Ottocento l'oratorio passò alla Famiglia De' Buoi, mentre nel 1858 divenne proprietà Zani. Nel 1912 appartenne ai Bortolotti, mentre oggi è proprietà Meriggiani. Vi si celebra la Messa in occasione delle benedizioni pasquali e in occasione della festa di San Michele Arcangelo.

Oratorio di San Lorenzo in Calcara
 
Citato già dalla fine del Cinquecento, l’oratorio è dedicato a San Lorenzo, San Dalmazio e S. Francesco. Dei tre Santi, si suppone che Lorenzo ricordi quello della pieve di San Lorenzo in Collina, il cui territorio anticamente, escludendo Calcara, si estendeva fino alla via Emilia, Dalmazio il patrono della località (Sant'Almaso) e il terzo, Francesco, il nome di un Marescotti, proprietario dell'attiguo palazzo, che nel Seicento, come attesta la lapide conservata all'interno, aveva dotato l'oratorio di una rendita per mantenervi un sacerdote che vi officiasse ogni giorno in suffragio della sua anima. Alla metà dell'Ottocento è "Benefizio della Casa Marescotti": tale beneficio, goduto fino al 1870 dal fu don Filippo Carini, è ora posseduto dai fratelli Fornaciari. Oggi è proprietà della famiglia Bergonzoni, che ne ha finanziato il rifacimento della copertura. Vi si celebra il Rosario nel mese di maggio e la Messa durante le benedizioni pasquali nonche' nel giorno della festa di San Lorenzo.
 
Oratorio della B.V Assunta della confraternita di San Gerolamo di Calcara
 
Attiguo alla Chiesa di Calcara, l'oratorio venne menzionato per la prima volta nel 1568. Più tardi nominato "Oratorio degli Uomini", in quanto accoglieva i membri della Confraternita di San Gerolamo, istituita nel 1668, fu confiscato dall’Agenzia Dipartimentale dei beni nazionali in seguito alla soppressione delle Compagnie e degli Ordini religiosi. Nel 1799, Don Gaetano Muratori, proprietario della villa attigua, acquistò l'oratorio e la sagrestia, commissionando a Pietro Fancelli, un quadro raffigurante la B.V. Assunta, alla quale dedicò l'oratorio. Nel 1838 Giacomo Antonio Guarini cedette l'oratorio per metà del suo valore alla Parrocchia, che provvide al suo riscatto totale. Restaurato nel 1837 al tempo di Don Gaetano Roversi, l'oratorio è stato oggetto di nuove opere di restauro promosse dall'attuale Parroco.
 
Oratorio della B.V dell'Olmo a Calcara

L'oratorio trae l'origine della sua dedicazione dall'immagine mariana che un tempo, com'era d'uso nelle nostre campagne, era venerata appesa a un olmo che si trovava nella zona e sul quale, secondo la tradizione, era apparsa la Madonna. In seguito l'immagine, una statuetta in terracotta, fu posta all'interno dell'oratorio, incastonata nella pala dell'altare, ma è stata purtroppo trafugata. Fatto erigere dai Canonici Lateranensi, fu benedetto nel 1638 ed è dedicato anche ai Santi Ubaldo e Patrizio. Intorno alla metà dell'Ottocento divenne proprietà della famiglia Negri: un'erede sposò Filippo, fratello di Marco Minghetti, portando in dote la proprietà che nel 1858 è nominata appunto come appartenente ai Minghetti. Alla fine dell'Ottocento venne acquistata da Cesare Garagnani, i cui eredi sono tuttora proprietari.